sabato 16 agosto 2014

Proposte di politica del lavoro.

                         - Introdurre una paga oraria minima, al di sotto della quale nessun lavoratore dipendente può essere pagato (fatta eventualmente eccezione per contratti di apprendistato).

                         Esiste in quasi tutti gli altri paesi; consente di evitare che esistano lavori sottopagati.

                      - Introdurre e/o incentivare la possibilità, per i lavoratori dipendenti, di chiedere    delle aspettative o una riduzione dell’orario di lavoro, allo scopo di iniziare una nuova attività di lavoro autonomo, purché non sia in concorrenza con la propria azienda, o di svolgere attività culturali e/o di volontariato.

                       - Incentivare, più in generale, un orario ridotto di lavoro per chi lo desideri per   qualsiasi motivo, rendendo indifferente per i datori di lavoro, quando possibile, avere una persona che lavora a tempo pieno o più persone che lavorano a tempo parziale (a parità di ore lavorate in totale).

Aiuterebbe chi ne ha bisogno, soprattutto le donne, a conciliare lavoro ed esigenze familiari. Inoltre aumenterebbe la produttività di molti lavori, in particolare quelli a carattere ripetitivo (ad esempio: terminalista), perché in questi casi lavorando meno ore al giorno la resa è maggiore. L'orario di lavoro risulterebbe adeguato alle esigenze di ciascuno, in ciascuna fase della vita, senza costi aggiuntivi per le aziende, se non quello di una riorganizzazione del lavoro. Infine, ridurrebbe la disoccupazione.
 
- Abolire la riduzione di imposta sugli straordinari.

E’ completamente inutile per aumentare la produttività (le ore straordinarie sono le più improduttive di tutte), favorisce la disoccupazione, e crea talvolta elusione fiscale.

- Incentivare il telelavoro.

Aiuterebbe a conciliare lavoro ed esigenze familiari; contribuirebbe a decongestionare il traffico attorno e dentro le grandi città. Molti lavori che si fanno in ufficio oggi possono benissimo essere svolti a casa.

- Rendere più flessibili i requisiti e l’età per la pensione: entro un certo arco di periodi contributivi e una certa fascia di età, ciascuno dovrebbe poter scegliere di andare in pensione quando vuole, restando fermo il principio che se i contributi versati sono pochi anche la pensione sarà ridotta, e viceversa. Introdurre la possibilità di lavorare più a lungo, ma usufruendo di un orario di lavoro a tempo parziale, integrando la retribuzione con una pensione proporzionatamente ridotta.


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